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Spesso chi insegna musicoterapia si sente rivolgere queste domande:
" Il musicoterapeuta è o deve essere un musicista?
E' o deve essere medico?
E' o deve essere..."

Pretendere di rispondere univocamente e definitivamente a questa domanda, che è "la domanda", forse significherebbe fare torto alla complessità del fenomeno. In questa fase, che crediamo debba caratterizzarsi per un forte impegno nella ricerca e nella sperimentazione, dobbiamo pensare possibili e legittime più risposte. Se varie, infatti, sono le "declinazioni" possibili del profilo professionale, altrettanto vari possono essere i percorsi formativi che li preparano. La "declinazione" scelta per questo corso, ossia quella di "formare" un musicista a prestare la propria opera nella relazione d'aiuto, vuole essere una delle tante e ci sembra la più consona alla natura di "scuola d'arte" dei Conservatori di Musica. L'idea nasce dall'esperienza maturata nei quattro anni di attivazione di Orphéus Project, un progetto di ricerca sulle relazioni fra medicina e musica, cui il Conservatorio di Musica di Verona ha dato vita nel 2001 in collaborazione con l'Università degli Studi di Verona, il Consorzio per lo Sviluppo degli Studi Universitari di Verona e il Lichtenberger Institut di Darmstadt.
Il progetto, ideato e diretto dal prof. Romildo Grion, ha voluto aprire una finestra su un mondo di saperi estremamente attuali e complessi che indagano da più prospettive l'arcaico legame fra la medicina e la musica bene incarnato dal mito di Orfeo. Si tratta delle discipline che studiano gli effetti terapeutici della musica sia sotto il profilo della fruizione passiva che della sua pratica attiva, in campo clinico, educativo e sociale, che studiano le problematiche del linguaggio musicale, degli strumenti di produzione e dei mezzi di fruizione della musica, e che possono denominarsi di volta in volta psicoacustica, piuttosto che biomusicologia, psicologia della musica, etnopsicologia musicale ecc.
Dalle varie e numerose iniziative messe in cantiere in questi anni, fra cui spiccano la costituzione di un fondo bibliografico che raccoglie la più significativa letteratura in materia e un'azione di ricerca pratica presso l'Hospice S. Cristoforo di Cologna Veneta, sono nati importanti ed approfonditi contatti con il mondo della formazione, della ricerca e della pratica professionale che ruota attorno al pianeta musicoterapia. L'idea del corso nasce proprio dal confronto con queste qualificate e diversificate esperienze e muove dalla convinzione che è necessario ricercare e promuovere una "cultura dell'incontro" fra saperi diversi che faccia del rispetto delle specificità di ciascun sapere il proprio orizzonte. Il corso, infatti, è incentrato sulla "costruzione" di un "interfaccia", costituito da un bagaglio di contenuti e linguaggi condivisi, che consenta ad un musicista di dialogare e quindi di collaborare efficacemente con altri soggetti in una strategia terapeutica che prevedal'utilizzo della musica.
Il corso si ispira liberamente al modello formativo e al profilo professionale dei "Musiciens Intervenants" istituito in alcune università francesi fra cui spicca l'Université M. Bloch di Strasburg e ad alcune recenti esperienze che nel mondo anglosassone si stanno profilando nel vasto ambito della "Community Music" e che prendono il nome di "Community Music Therapy"; per la sua realizzazione si intende utilizzare al meglio le risorse e le peculiarità costituite dalla tradizione pedagogica dei conservatori di musica per fornire agli studenti la téchnê, il saper fare, e mettere in atto le sinergie possibili con il mondo universitario per fornire loro i saperi più tradizionalmente accademici e scientifici.