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Concerti del Chiostro 2011: Giuseppe Mazzini "dilettante della chitarra"
Il 30.06.2011

Chitarre: Renato Samuelli, Fabio Spruzzola, Davide Corlevich, Beatrix Kapolcsi, Ruben Mattia Santorsa, Andrea Sona, Voce recitante: Erica Salomoni
Musiche di Giuliani, Legnani, Paganini, Carulli, Molino e Regondi amate dal "padre della Patria", che fu buon chitarrista

Esecutori: Renato Samuelli, Fabio Spruzzola
e allievi delle classi di chitarra del Conservatorio "E.F. Dall'Abaco" di Verona
Letture a cura di Erica Salomoni


Non vi è dubbio che Mazzini appartenesse ad un ambiente culturale che considerava la musica elemento essenziale per il completamento della formazione, immerso nella ricchissima tradizione musicale genovese il cui esponente più noto era Paganini. La diffusa consuetudine delle famiglie del tempo di avere in casa una chitarra, probabilmente facilitò l'accostamento del giovane Giuseppe alle sei corde.

Non sappiamo chi fu l'insegnante di chitarra di Mazzini, ma è certo che per una lunga parte della sua vita di esule tale strumento gli fu di conforto nei più difficili e tristi momenti e di aiuto per stabilire rapporti e consolidare amicizie con diverse famiglie della borghesia (soprattutto a Londra) con cui entrò in contatto non soltanto per motivi politici ma anche per trascorrere alcuni momenti sereni e ricreare quell'atmosfera domestica di cui sentiva la mancanza. Dobbiamo ricordare, come accennavamo all'inizio, che nel XIX secolo ogni famiglia borghese specialmente nel centro e nel nord dell'Europa riteneva fondamentale la musica per l'educazione della persona. Nei buoni salotti dell'epoca si ascoltava l'aria o il brano favorito del momento suonato da qualcuno di casa o da un gradito ospite musicista. Inoltre in ambienti borghesi era molto diffusa la pratica di incontrarsi per suonare insieme.

Sono numerose le lettere scritte dall'esilio e risalenti agli anni '30 e ‘40 (in particolare alla madre Maria Drago cui spesso si rivolgeva, per non essere scoperto, chiamandola "Cara zia" e parlando di sé al femminile, firmandosi "Emilia") in cui Mazzini ci dà informazioni intorno alla sua attività di "dilettante della chitarra": richieste di partiture da eseguire da solo o con i suoi nuovi amici, commenti e giudizi da vero conoscitore della letteratura contemporanea per chitarra e per chitarra ed altri strumenti, divertenti e particolareggiati racconti di pomeriggi passati a suonare, a concedere "audizioni" (lui che era considerato un esperto strumentista) a giovani chitarriste non troppo promettenti ecc.
Accanto all'importante uomo politico ci appare dunque l'uomo di tutti i giorni, un Giuseppe Mazzini borghese-musicista-dilettante, buon chitarrista e discreto cantante, culturalmente ben inserito nel suo tempo: quando ne ha la possibilità assiste a concerti, si reca al teatro d'opera, acquista spartiti e addirittura in un periodo della sua vita promuove ed organizza concerti per il sostentamento della scuola italiana a Londra.
Il grande genovese scrisse tra l'altro la "Filosofia della musica", piccolo trattato di estetica musicale pubblicato nel 1836.
Possiamo dunque ricostruire il gusto musicale dell'uomo politico attraverso le sue opinioni sul teatro d'opera, sui cantanti e sugli strumentisti suoi contemporanei ed intravedere sullo sfondo le sue preoccupazioni e le sue esigenze, le sue convinzioni e le sue abitudini, i suoi momenti personali ed i suoi pensieri che trovano naturale espressione attraverso l'intimità del suo rapporto con la chitarra.